Santa Maria della Pace

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    La chiesa di Santa Maria della Pace fu edificata nel XVI secolo intorno ad una delle tante "mestare" che costeggiavano, e costeggiano tuttora in prossimità degli incroci, l'asse viario più importante del territorio martano: la Strada Romana che in quel tempo ricalcava fedelmente il tracciato dell'antica via consolare Flaminia e che collegava la Terra di Massa con Roma e con Foligno.
    La sacra immagine dell'edicola intorno alla quale fu costruita la chiesa raffigura la Madonna che allatta il Bambino tra i Santi Giovanni e Giacomo e fu dipinta dal pittore umbro Bartolomeo da Miranda nella prima metà del secolo XV.
    La costruzione inizia l'8 marzo del 1521 e si protrae, con alterne vicende fino al 1589, anno in cui la chiesa, terminata nelle strutture architettoniche essenziali, viene donata dal Comune di Massa ai padri del Terzo Ordine Regolare di San Francesco.
    I frati francescani apportano subito alcune modifiche alla chiesa che in quel momento si presentava isolata, al margine della strada romana, ed elevata a pianta ottagonale fino all'altezza del secondo cornicione sopra al quale si impostava un tetto a spioventi. Tra il 1595 ed il 1598 al posto del tetto vi costruirono la cupola che verrà poi coperta con il tiburio nel 1623. Nel frattempo la costruzione del nuovo convento, iniziata nel 1604 e protrattasi fino al 1647, costrinse i frati a spostare l'altare maggiore in altra posizione. Un lato dell'ottagono venne aperto per costruire la cappella maggiore ed il coro, terminati nel 1630. L'anno successivo il dipinto quattrocentesco, venne trasportato dal sito originario, l'attuale altare di Sant'Antonio da Padova, nella cappella maggiore.
    Anche gli altari laterali vennero sistemati ed ornati con tele commissionate a Palminio Alvi tra le quali si segnala San Francesco consegna la cintola al Terz'Ordine.
    Infine la decorazione della chiesa si concluse magnificamente con la pittura della cupola che venne affrescata, con Storie del vecchio e del nuovo Testamento, da Giovanni Antonio Polinori tra il 1647 ed il 1649.